Curiosità

I cani sanno anche quello che non sanno

I ricercatori del DogStudies del Max Planck Institute for the Science of Human History hanno dimostrato che i cani possiedono alcune abilità “metacognitive“. In particolare, sono in grado di capire quando possiedono poche informazioni per risolvere un problema e, analogamente ai primati, tentano di reperirne delle nuove. Per indagare su questa dinamica, i ricercatori hanno messo a punto un test, nel quale alcuni cani venivano indotti a cercare una ricompensa – un giocattolo o del cibo – posto dietro uno di due recinti. I ricercatori hanno così scoperto che i cani erano maggiormente stimolati a cercare informazioni quando non avevano avuto modo di vedere dove la ricompensa era stata nascosta.

Nel campo della psicologia comparata, i ricercatori studiano il comportamento animale per cercare di capire l’evoluzione di varie caratteristiche, e verificare ciò che questo può dirci di noi stessi. Al DogStudies Lab. del Max Planck Institute for the Science of Human History, la project leader Juliane Bräuer studia i cani per fare queste verifiche.

In un recente studio pubblicato sulla rivista “Learning & Behaviour“, la Bräuer e la collega Julia Belger, anche lei del Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences, hanno indagato sul tema delle abilità metacognitive dei cani, verificando in particolare se i cani abbiano consapevolezza dei dati appresi rispetto ad un problema da risolvere e se, e quando, necessitino di maggiori informazioni.

Per testare tali abilità, i ricercatori hanno progettato una struttura composta da due recinti a forma di V. Uno dei ricercatori ha posto una ricompensa – un giocattolo o del cibo – dietro uno dei due recinti, mentre l’altro ricercatore teneva in braccio il cane. In alcuni casi, si mostrava al cane dove veniva collocata la ricompensa, in altri no. I ricercatori hanno poi analizzato con quale frequenza i cani guardavano attraverso una fessura nel recinto prima di scegliere tra i due recinti. La domanda era se, come fanno gli scimpanzé e gli umani, il cane “controllasse” attraverso il buco il contenuto del recinto, nel caso in cui non avesse visto preventivamente dove era stata posta la ricompensa. Questo tipo di comportamento indicherebbe una capacità metacognitiva.

Alcuni ricercatori sostengono che alcuni animali, come ad esempio i cani, cercano informazioni aggiuntive solo come esito di un comportamento di routine, quindi istintivo, e non come risultato di un processo metacognitivo. Per verificarlo, Bräuer e Belger hanno testato sui cani il cosiddetto “effetto passaporto“, originariamente descritto da Joseph Call. Quando gli esseri umani cercano qualcosa di molto importante, come ad esempio il proprio passaporto, essi si impegnano in una ricerca più attiva e meticolosa rispetto a quando cercano qualcosa di minor interesse. Le grandi scimmie mostrano questo stesso comportamento: esse cercano più attentamente un cibo ritenuto di alto valore, rispetto ad un di basso valore. Allo stesso modo, Bräuer e Belger hanno eseguito il test sui cani, variando di volta in volta la qualità (valore) del cibo da far ritrovare. Hanno inoltre verificato se per i cani faceva differenza dover ritrovare del cibo piuttosto che un giocattolo.

I cani “controllavano” più spesso quando non sapevano dove fosse nascosto il premio.
I ricercatori hanno scoperto che i cani tendono ad aumentare i controlli sull’ubicazione della ricompensa quando non hanno potuto vedere dove è stata nascosta. “Questi risultati mostrano che i cani tendono a ricercare maggiori informazioni quando non sanno dov’è stata nascosto il premio“, spiega Belger. “Questo tipo di comportamento suggerisce, nei cani, la presenza di capacità metacognitive, in quanto soddisfa uno dei presupposti della conoscenza della “conoscenza”.”

Tuttavia, i maggiori controlli da parte dei cani non ne hanno reso il comportamento più efficace. Nella prima variante del test, dove il premio era indifferentemente un giocattolo o del cibo, i cani che eseguivano maggiori controlli sceglievano sempre il recinto corretto. Tuttavia, nella seconda variante del test, con il cibo di alto valore o di basso valore come ricompensa, la scelta del recinto sembra avvenire indifferentente in base ai controlli o alla pura casualità. I ricercatori teorizzano che questo comportamento sia dovuto a problemi di inibizione: i cani sono così eccitati nel ricercare la ricompensa, che non possono impedirsi di avvicinarsi al recinto più vicino, anche quando hanno visto che probabilmente la ricompensa non è presente.

Inoltre, i cani hanno svolto maggiori controlli nel caso in cui la ricompensa era un giocattolo piuttosto che del cibo, nella prima variante di test. Questo comportamento suggerisce che i cani mostrano maggiore flessibilità nelle loro ricerche, e quindi che non seguono un comportamento abitudinario. Tuttavia, gli stessi cani non hanno eseguito maggiori controlli quando la ricompensa da ricercare era un cibo di alto valore, nella seconda variante di test. Nel complesso, i ricercatori hanno concluso che i cani, pur mostrando un certo grado di flessibilità nella ricerca delle informazioni utili ad eseguire una scelta, non sono flessibili come i primati.

In una terza variante del test, ai cani veniva sempre mostrato il luogo dove veniva nascosta la ricompensa, ma dovevano poi attendere dai 5 secondi ai 2 minuti prima di essere autorizzati a recuperare il premio. È stato interessante notare che i cani non effettuavano maggiori controlli nonostante il ritardo imposto, persino se ciò causava un minor tasso di successi nella ricerca del premio. “È possibile che ciò sia dovuto all’ “effetto tetto“, poiché i cani hanno complessivamente selezionato la recinzione corretta nel 93% delle prove in questa variante di test, quindi la pressione per cercare informazioni extra era bassa“, suggerisce Belger.

I cani hanno abilità metacognitive?

I risultati dello studio non hanno permesso ai ricercatori di stabilire in via definitiva se i cani possiedono abilità “metacognitive”. “Per gli umani, la vista è, tra i 5 sensi, fondamentale ai fini della raccolta di informazioni. Nel nostro studio, i test erano tarati sull’uso della vista, ma i cani probabilmente usano anche il senso dell’olfatto, quando si tratta di cercare informazioni mancanti. L’olfatto è molto importante per i cani e abbiamo potuto stabilirne il costante uso“, afferma Bräuer. “In futuro, eseguiremo una nuova ricerca per comprendere quali sono le condizioni in base alle quali i cani decidono quali sensi utilizzare (vista piuttosto che olfatto), nelle loro dinamiche e abilità di ricerca“.

Fonti: https://link.springer.com/article/10.3758%2Fs13420-018-0367-5, http://www.shh.mpg.de/

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